Sinopsis de L ISOLA SEGUITO DA IL RITORNO DEL PADRE
Un trentenne, nella pienezza della vita, lascia la sua villeggiatura alpina per accompagnare il padre in quello che sarà l'ultimo viaggio di un vecchio uomo di mare, malato e prossimo alla morte. La meta è Lussino, l'isola istriana (oggi in Croazia) che la famiglia ha lasciato per stabilirsi nella Trieste italo-slava-tedesca, crogiolo di genti e porto dell'Impero asburgico. L'azzurro dell'Adriatico avvolge genitore e figlio, legati da una muta tenerezza che ripropone, a parti invertite, il fiducioso abbandono che ogni bambino cerca nel padre. "L'isola" (1941) narra l'«avvenimento più importante nella vita di un uomo», secondo la diagnosi di Freud di cui già aveva fatto tesoro, a Trieste, lo Svevo della Coscienza di Zeno. Ma è anche il ritratto di un ambiente marino, di un borgo sperduto in fondo a un golfo che Stuparich dipinge con mano felice, ritrovando i colori appresi nell'infanzia, quando (come si legge nel più breve racconto "Il ritorno del padre", compreso nel volume) la figura di quell'uomo burbero ed energico era entrata per la prima volta nella sua vita, come un libero vento.
Ficha técnica
Editorial: Quodlibet Compagnia Extra
ISBN: 9788822903648
Idioma: Italiano
Encuadernación: Tapa blanda
Fecha de lanzamiento: 01/08/2019
Especificaciones del producto
Escrito por Giani Stuparich
Giani Stuparich (Trieste 1891-Roma 1961), de madre triestina, de origen judío, y de padre istriano, nació en lo que por ese entonces era el gran puerto del imperio de los Habsburgo, fértil nudo de culturas. Autor de novelas, ensayos y textos autobiográficos, pertenece con Italo Svevo, Umberto Saba o Scipio Slataper a la destacada familia de escritores triestinos. Estudió entre Praga y Florencia, donde colaboró con la revista La Voce. Durante la Primera Guerra Mundial se enroló voluntario junto a su hermano Carlo, también escritor, en las tropas italianas. Trabajó como profesor de 1921 a 1941. Acusado de pertenecer a la resistencia, en 1945 las SS lo internaron con su madre y su esposa, la poeta Elody Oblath, en el campo de concentración de San Sabba. Tras la Segunda Guerra Mundial prosiguió con su tarea literaria y periodística, en publicaciones como La Stampa e Il Tempo.